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REPERTORIO
CANTI
DI RINGRAZIAMENTO
11. A GESUS IN ALLEGRIA
Testo e Musica: POP. CHEREMULE
Armonizz.: PINUCCIO SOLINAS
A Gesus in allegria
totu su mundu hat salvadu:
Cristos s’est ingeneradu
in s’intragna de Maria.
O Maria gloriosa
virzine innantis de partu
sa chi est bistada diciosa,
sa ch’in chelu e terra hat fattu,
e dae innantis de su partu
restesit virzine e pura.
Cudda divina angelura
nos siat in compagnia.
Annuntziamos sos annos
a sos padronos de domo,
lis pregamos da-e coro
chi vivan a largos annos.
E bonanotte e bonannu
e bonas pascas cumpridas,
e Deus bos diat vida
e mezus un’ater’annu.
Cust’est s’ultima quartetta,
ch’istanotte bos cantamos,
su chi nos dade leamos:
lardu, saltitza o petta.
Canto di questua del giorno di Capodanno (Cabuannu).
Il canto di questua può essere considerato religioso soprattutto per due motivi: la sacralità del testo tipicamente confessionale e il contesto processionale del canto. I canti di questua erano i canti natalizi eseguiti per strada, davanti alla casa dei padroni, per dare loro, cantando, gli auguri delle tre feste del periodo: Natale, Capodanno ed Epifania. Ai cantori si aggiungeva il codazzo dei curiosi che, sempre più numerosi, accompagnavano come al seguito di una processione i protagonisti del canto. Secondo i testimoni privilegiati i canti di questua nascevano non tanto dall’esigenza di dare gli auguri in musica, ma dal bisogno materiale (su bisonzu). Il canto permetteva infatti di chiedere ed ottenere senza umiliazione, nel contesto della festa, lardo, salsicce, carne, formaggio o solo fichi secchi. L’aspettativa del dono era così grande, che, al rifiuto, seguiva l’invettiva (su frastimu) dei cantori, codificata anche nel testo cantato. Ai nostri giorni tale eventualità sembra scongiurata, sebbene anche oggi ogni cantore porti la sua bisaccia.
La parola sarda allegria, che significa gaudio, ricorre spesso in questi canti, stabilendo un parallelismo con i Gosos, canto che, nel raccontare la vita di un Santo, ne esprime anche la gioia per un’esistenza straordinaria. Questo canto, che, come i Gosos, è formato da versi ottonari, è tipico del Capodanno. I cantori, dopo aver esaltato Gesù, la maternità di Maria e gli angeli, augurano ai padroni di casa ogni bene, nella speranza di ricevere i doni richiesti con il canto. Presso alcune comunità la melodia ricalca quella dei come i Gosos, mentre altre tradizioni locali riportano una loro melodia originale. In molte tradizioni locali questo canto ha gradualmente subito un processo di abbandono e di corruzione testuale, conservando solo le quartine della richiesta di doni e diventando la parte finale di altri canti di questua, come in Sos Tres Res di Chiaramonti.
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