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CARATTERISTICHE GENERALI DEL CANTO POPOLARE


1. Datazione

L'antichità più o meno relativa di un canto è la condizione essenziale per permettere al popolo di impossessarsi, nel corso di una continua elaborazione, della sua melodia sino a qualificarla come popolare.

Perché un canto possa definirsi popolare occorre che abbia diverse generazioni di esecutori. In tal modo si lascia per strada l'autore iniziale del canto: si dimentica quale sia stato il primo anello della catena, per ricordare e tenere presente i nuovi anelli. In termini di tempo occorrono almeno 4-5 generazioni, in pratica si va oltre i 70 anni. Questa datazione non è tassativa. Le Pastorali di Pietro Casu, musicate da Agostino Sanna nel 1927, sono già diventate canto popolare in senso lato, sebbene gli autori del testo e della musica siano citati continuamente. Infatti le melodie di tali brani hanno già subito da parte delle comunità locali quel processo di trasformazione e di adattamento tipico della tradizione orale, a tal punto che non si ha più un'idea chiara delle melodie originali.

Il gesuita ozierese Matteo Madau nel 1781 riporta il testo de Su Ninnidu: non credo che il trascrittore dei versi sia anche l'autore di questo canto natalizio. Si presuppone che il canto risalga alla prima metà del '700, abbracciando oltre due secoli e mezzo di vita.

Anche S'attitidu 'e Maria di Melchiorre Murenu (morto nel 1854) nel suo incipit

Sende mortu cun rigore
Fizu de s'anima mia,
non mi giamedas Maria
si non "Mama de dolore".

riecheggia un canto preesistente.

Nella documentazione del canto il testimone privilegiato spesso riferisce di averlo appreso sin da bambino dagli anziani di allora, che, a loro volta, avevano imparato il canto sempre da anziani cantori. Una simile testimonianza orale può abbracciare circa dieci generazioni.

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